Il gatto nella storia attraverso l' arte

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I Romani


Mosaico della casa del Fauro a Pompei, 
Primo secolo A.C.
Se la Grecia e' stata la prima a importarlo dall'Egitto, Roma lo conobbe molto piu' tardi. Plinio lo descrive nelle sue "storie naturali". Negli scavi di Ercolano e Pompei si sono ritrovati resti di ogni genere di animali ma non del gatto nonostante Pompei fosse un citta' in epoca Romana, visitata da Greci, Egizi ed Ebrei. L'ipotesi piu' attendibile e' che i gatti fuggirono alle prime avvisaglie del terreno mettendosi in salvo.
I Romani in un animale ammiravano l'aggressivita' e la grossa mole, simboli di potenza. A tale proposito per i ludi circensis importavano dall'Africa solo fiere di grossa taglia. Il gatto aveva un carattere troppo indipendente e per loro era difficile accostarvisi con amore.
Nelle loro conquiste pero' lo portavano con se' e cio' ha contribuito moltissimo alla sua diffusione in tutta l'Europa che tra l'altro cominciava ad apprezzarlo, per la sua utilita', visto che l'agricoltura prendeva sempre piu' piede. Ne troviamo testimonianza in Francia, Germania, Spagna e in tutti quei luoghi in esistevano i presidi Romani che giunsero sino in Britannia, al vallo Adriano e ai confini della Scozia.

La mia gatta dal pelo lungo e dagli occhi gialli, la piu' intima amica della mia vecchiaia, il cui amore per me e' sgombro da pensieri possessivi, che non accetta obblighi piu' del dovuto e' mia pari cosi' come pari agli dei, non mi teme enon se la prende con me, non mi chiede di piu' di quello che sono felice di dare... Come e' delicata la sua bellezza, come e' nobile e indipendente il suo spirito, come e' straordinaria la sua abilita' di combinare la liberta' con una dipendenza restrittiva


Statua di Augusto, I secolo A.C.