Il gatto nella storia attraverso l' arte
Gli Egizi
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La parola "gatto" ("myeu" in egiziano), scritta con
i geroglifici e una mummia di gatto avvolta in bende bicolori,
esposta al Museo Egizio di Torino.
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Come tutti gli animali
domestici anche il gatto segue il percorso dell'uomo nella
storia.
L'antenato del nostro gatto di oggi e' il felis silvestris
libyca, un felino non molto dissimile dal nostro gatto tigrato
ma dal colore un po' meno marcato, cioe' piu' sfumato ed
uniforme.
Le prime testimonianze scritte ed iconografiche le troviamo
all'incirca verso il 2130 a.C. in Egitto, durante la XI
dinastia, nel regno del faraone Nebthur-Hotep I.
Viveva allo stato selvatico ai bordi del delta del Nilo,
cacciava uccelli acquatici, topi e serpenti che popolavano
gli acquitrini ed i canali del basso Egitto.
Gli Egizi capirono ben presto che questo felino era per
loro di valido aiuto perche' quando annualmente il Nilo
straripava allargando i terreni circostanti, una miriade
di animali cercava scampo sulla terra ferma e tra questi
topi e serpenti che erano prede preferite del nostro felis
libyca.
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Dipinto funerario del 1400 a.c.
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Gli Egizi, a contatto quotidiano
con gli animali che sapevano ammansire ed addomesticare,
rivolsero la loro attenzione al gatto identificando in lui
un eccezionale strumento per debellare i topi che a quei
tempi erano molto prolifici, numerosi e dannosi.Piu' il
popolo abbandonava la pastorizia per dedicarsi all'agricoltura,
piu' aumentava l'utilita' del gatto. Diventa indispensabile
per la guardia ai grandi di stato e ai tempi.
Ma gli Egizi non amavano gli animali solo perche' per loro
erano anche gli emblemi di simboli delle manifestazioni
benefiche o malefiche degli dei.
La zoolatria, cioe' l'adorazione degli animali considerati
simboli delle divinita', aveva raggiunto il suo apice durante
il nuovo regno, attorno al 1575 a.C. Sacri erano i bovini,
i leoni, le scimmie, i coccodrilli, i falchi, gli ibis,
il cane ed il gatto.
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Dipinto funerario del 1100 a.c.
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In quest'epoca il gatto
e' gia' una divinita' affermata. Impersonava la Dea Bastet,
dal corpo di donna e la testa di gatta. La si adorava ovunque,
dalla Nubia al delta del Nilo, ma la citta' che piu' la
venerava era Bubasti. Nel recinto del suo tempio vivevano
liberi centinaia di gatti accuditi dai sacerdoti e numerose
erano le loro effigi in pietra ed in bronzo.
Non c'era uomo o donna che oltre allo scarabeo non avesse
un amuleto della Dea Bastet, protettrice della casa e della
fertilita'. Era la divinita' piu' amata dal popolo perche'
il suo influsso veniva considerato benefico.
Nessun gatto poteva lasciare l'Egitto. Ne era severamente
proibita l'esportazione anche quando l'Egitto estese i suoi
domini in altre nazioni con i suoi grandi faraoni Sesostri
III e Thutmose III. All'epoca della XXII dinastia, detta
bubastide, nel 950 a.C. sotto i faraoni Sesonki I, Osorchon
I e Osorchon II la capitale dell'Egitto fu Bubasti, centro
del culto dei gatti sacri che propio in questo periodo raggiunsero
il massimo livello di adorazione e rispetto.
Risalgono probabilmente a questi anni le oltre 300.000 mummie
di gatti perfettamente imbalsamate che vennero ritrovate
durante gli scavi nel 1898 in un cimitero vicino a Beniassam.
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Statuetta in
bronzo del primo
millennio a. C. raffigurante
la dea Bastet.
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