Il gatto e l'emancipazione femminile

E'sempre esistito un parallelo esistenziale tra la condizione femminile ed il gatto, legato ad essa in varie epoche storiche, secondo la considerazione che la donna ebbe nella famiglia e nella societa', sempre uniti nella buona e nella cattiva sorte che la societa', i costumi, la religione riservavano loro.
Piu' la donna veniva relegata ed emarginata, piu' il gatto veniva perseguitato e bandito.
Ai giorni nostri la condizione femminile sul percorso dell'emancipazione e della considerazione; guarda caso, il gatto si trova nello stesso percorso in ascesa.
Potremmo ipotizzare che sia frutto di un fenomeno casuale ma non lo e'. Bisogna chiarire innanzi tutto che il gatto e', nel suo genere, un animale al femminile e che da secoli il binomio donna-gatto e' stato unito da vincoli non riscontrabili con altri animali; l'animo femminile e' sempre stato sollecitato, per propria natura, alla difesa, alla comprensione, alla tolleranza verso tutti gli animali ed il gatto in particolare.
Non e' esagerato dire che essa si identifica in lui poiche' la sua condizione nei secoli trascorsi e' stata di sudditanza dell'uomo ed anche dei figli, relegata ad un ruolo, nell'ambito familiare, secondario e misconosciuto.

L'uomo ha sempre privilegiato animali domestici a cui imporre la propria volonta' per ottenere, come riscontro, una dipendenza assoluta ed una obbedienza cieca o quantomeno servile; piu' l'animale era obbediente piu' lo apprezzava (mi riferisco ai secoli passati, oggi per fortuna non e' cosi'), non concepiva che altri esseri viventi o animali non gli fossero sottomessi, il concetto di indipendenza di altri veniva tollerato solo fintanto che essa non intaccava il suo stato.
Era quindi incapace di accettare chiunque non avesse un rapporto di sudditanza nei suoi confronti, sia che si trattasse della donna o del suo gatto, difficilissimo quindi che la sua sensibilita' arrivasse a gratificare la donna e a tollerare il suo gatto.
Per contro la donna, in tutte le epoche, e' sempre stata a stretto contatto con il gatto, la casa li accomunava in ruoli diversi, lei vicino al focolare e lui al suo fianco in attesa di un prelibato bocconcino, un contatto quotidiano pieno di calore e reciproco affetto.

La sensibilita' della donna nel capire l'indole di questo piccolo felino e' risaputa, tra loro esiste un feeling difficilmente riscontrabile tra altri esseri, un accordo d'intesa che facilita i loro rapporti di convivenza; solo la donna e' riuscita a capire e, perche' no, a tollerare la sua forte personalita', il suo desiderio di liberta', chiedendo nulla in cambio e donando benevolenza gratis, solo per il piacere di farlo.
E' pur vero che tanta sensibilita' verso un animale all'apparenza indifeso e' stata acquisita dalla donna nel corso di quelle epoche storiche in cui essa e' stata prima soggetta al Pater Familias e poi al suo compagno di vita, l'uomo; pago' cara la sua scelta d'essere a contatto ed in sintonia col gatto nel Medio Evo e anche piu' tardi.
Basta sfogliare le cronache del tempo: nei processi riportati nel Malleus Malleficarum si dice che le streghe, messe sotto tortura, confessavano "spontaneamente" di essersi congiunte carnalmente con un grosso gatto nero, l'incarnazione di Belzebu'.

La donna poi e' la vera tragica protagonista del Malleus poiche' pratica sporcizie carnali con diavoli d'ogni specie, consigliata ed istigata dal suo gatto nero. Essa viene considerata uno strumento diabolico, mezzo preferito dell'inferno per perdere l'anima dell'uomo.
Ed anche il gatto, predatore notturno dagli occhi magnetici, e' simbolo del male, servitore di Ecate, regina delle tenebre che aveva creato i topi per dargli da mangiare......... C'e' da inorridire se pensiamo a quanti furono i giustiziati per stregoneria tra il 1500 ed il 1700, circa 1 milione e naturalmente il 90 per cento erano donne di ogni eta' e non meno furono i gatti che sparirono quasi dal continente europeo.
Una sessuofobia quindi non casuale ne' gratuita, che nasce da una precisa volonta' repressiva; la' dove il potere vuole soffocare la liberta' di pensiero (e quindi delle azioni) appare inevitabilmente una forte repressione sessuale.
Piu' avanti l'illuminismo ed altre correnti del pensiero moderno contribuiscono piano piano a ripristinare il ruolo naturale, non piu' repressivo, nei confronti della donna, posta ora in un contesto sociale ben specifico. Le prime pubblicazioni di storia naturale danno impulso alla conoscenza e all'amore verso tutti gli animali.

Pasteur elogia il gatto come animale pulito, alcuni scrittori si interessano al suo complesso comportamento pur senza approfondire granche'; la persecuzione gatto-strega e' finita.
La donna inizia il suo cammino verso l'emancipazione ed il gatto con lei nello stesso percorso: pur considerandolo sempre un animale domestico di rango inferiore l'uomo lo apprezza per la sua utilita', sorvolando sull'indole troppo indipendente e difficile da sottomettere.
Nell'epoca vittoriana, ecco le prime "suffragette", spiriti pepati e culturalmente avanti coi tempi che rivendicano per le donne diritti, dignita' e spazio sociale. E guarda caso anche per il gatto, quest'epoca vittoriana e' stata benigna: ora viene considerato non solo un animale utile ma anche bello, accattivante, affettuoso.
Entra in societa' e sta di fatto che da li a poco al Cristal Palace di Londra si tiene la prima esposizione felina suscitando entusiasmo e consensi di tutti, finalmente un po' di respiro dopo tante angherie e crudelta'.

Oggi, l'emancipazione femminile sociale e familiare comporta per la donna un ritmo di vita giornaliero ben diverso da quella di un tempo, piu' intenso e pieno, piu' partecipe a quanto accade nel mondo esterno alla casa; parrebbe quindi che uno spazio da dedicare a un gatto non possa esistere ed invece no. La donna trova sempre il tempo per riversare affetto ed attenzioni al suo gatto, sia essa una impiegata, o una manager o una sofisticata attrice; la sua carica di affettivita' e' talmente ricca che non basta l'iter di una caotica giornata a smorzare tutto l'amore che e' pronta a donare, ha un surplus di calore che riversa, a modo suo ad un silenzioso amico che l'aspetta a casa.

Che il gatto sia un animale al femminile ben lo dimostrano proprio loro, le donne di spettacolo, le casalinghe che lo vogliono esibire insieme alla loro immagine per sottolineare la loro femminilita' cosi' indecifrabile e complessa; con questi atteggiamenti danno un messaggio esclusivo sapendo di avere, nonostante la complessita' della vita quotidiana, ancora un resto affettivo da devolvere e non ancora esaurito.
Nell'accarezzare il gatto si ricaricano dallo stress annullando tutti gli epigoni negativi della giornata, quasi fosse una terapia necessaria alla loro esistenza. E' anche pur vero che l'immagine del gatto suscita nella donna un ipnotismo accattivante verso la sua figura, oltre che privilegiarlo come carica e discarica affettiva, vede in esso una manifestazione di bellezza raffinata ed e' qui che in esso si identifica, visto che non esiste donna che non sia un po' sofisticata a modo suo.
Viene da pensare che se la sua vita fosse in tutto appagata non avrebbe motivo di riversare nel felino le sue attenzioni ed il suo amore ma la donna si comporta sempre cosi', sia nei momenti tristi che in quelli lieti, esternando cosi' il suo io in ogni circostanza piu' o meno allegra, in modo esclusivo. Ha questo comportamento da giovane e lo conserva sino a quando ha i capelli bianchi; notorio che sono proprio donne anziane che si prendono cura dei gatti randagi dei vicoli e dei giardini delle grandi citta', lo fanno certo per pieta' ma lo fanno anche per continuare un dialogo visivo mai interrotto nell'arco della loro vita, donne anziane, un tempo giovani, che chissa' quanto hanno dato alla vita e quanti gatti hanno avuto e ancora oggi donano affetto ai loro compagni dei giorni tristi o lieti!

Non e' straordinario tutto cio'?

Ed il gatto oggi acquista sempre piu' spazio proprio come la sua compagna dei tempi bui, tutti e due hanno raggiunto e conquistato un spazio, di privilegio che non avveniva dal periodo degli Egizi.
Il merito va senza dubbio alla donna che ha trascinato con se' il suo amico gatto pur riscontrando oggi anche un certo interesse verso la catofilia anche da parte dell'uomo sebbene con motivazioni diverse. E' molto strano dover constatare che la donna ha si' conquistato una posizione quasi alla pari con l'uomo ma nel contempo, in molti casi, si nota un'esistenza affettiva particolare o carente da cui trae beneficio proprio il gatto divenendo un sostitutivo vuoi per la sua bellezza, per la sua discrezione, per la sua pulizia, per il suo modo di restituire l'affetto ricevuto. Ma c'e' ancora qualcosa di piu', indefinibile, che identifica la donna col gatto: il gatto piacevole da accarezzare, si lascia coccolare, discreto, si muove con movenze aggraziate, ha un mantello morbito e pulito piacevole al tatto, il suo carattere ha dei languidi abbandoni di ingenua malizia o di gelosia a volte incontrollabile, ma si fa perdonare tutto con delle moine...... e la donna si riconosce. In Oriente si dice "cercate di capire il gatto e capirete la donna" non e' poi tanto sbagliato. Questo legame donna-gatto ha un'accentuazione nella donna che non ha avuto figli oppure quella i cui figli adulti hanno gia' una vita propria; nel primo caso assistiamo ad un affettivita' da transfer sul gatto a copertura di un vuoto in mancanza di figli nel secondo caso ad un continuo dell'istinto materno che perdura anche in eta' avanzata. Tutto questo fa parte di una cultura in parallelo con la riscoperta dei valori in crescendo della sensibilita' femminile che non puo' sottrarsi a quelle manifestazioni nella sfera della nativita' anche se essa avviene nel regno animale. Difficilmente la donna resta passiva, indifferente dinanzi ad un cucciolo dagli occhi rotondi o a mandorla dall'espressione disarmante ed infantile. Sente un bisogno di accudire, accarezzare, vezzeggiare, il suo essere donna l'accomuna e la spinge verso la nascita e la prole anche se si tratta di un semplice animale domestico.
A differenza dell'uomo, l'atteggiamento della donna nei confronti di una nidiata e' piu' solerte, piu' amorosa, piu' capace. Qualcuno puo' pensare che questo tipo di attaccamento verso un animale non sia altro che un rifugio a carenze di ordine esistenziale; lo era in passato ed oggi un po' meno poiche' l'emancipazione femminile e' riuscita a ripristinare l'ordine nei ruoli sociali dando lo sfratto alla paura. Tutti e due sono un po' accomunati sebbene in modo diverso ed oggi assistiamo ad un tornante storico come quello dell'antico Egitto dove il gatto simboleggiava la gioia, la casa e la fertilita'. Da quanto abbiamo detto possiamo comprendere la misura dell'utilita' di un compagno per la donna anche se questi e' solamente un gatto, vale il detto cio' che bene e' bene e tutto cio' che aiuta a vivere e tra le altre cose, novita' dei giorni nostri, viene usata la terapia con gli animali per problemi esistenziali, terapia che la donna ha sempre usato.

Il percorso donna-gatto quindi procede sempre piu' con gli stessi affini intenti di un tempo quando la donna trovava rifugio in lui come compagno necessario se non indispensabile. L'emancipazione dei due ora ben visibile e perche' no, anche positiva, poiche' una emancipazione, sotto qualsiasi aspetto si presenti, e' pur sempre una crescita nei confronti della vita, un ripristino di valori nei confronti del passato e se vogliamo, anche una lodevole crescita culturale dei nostri tempi.